Percorso “Arte in Città – Forte Spagnolo”
Informazioni
Il percorso in centro storico è adatto a tutti ed è percorribile a piedi, per raggiungere la Fontana delle 99 Cannelle si può scegliere se a piedi o in auto, di seguito puoi trovare maggiori informazioni e decidere come vivere la tua esperienza a L’Aquila.
Forte Spagnolo + Museo MuNDA
Forte Spagnolo
Forte Spagnolo
Il Forte Spagnolo: Gigante di Pietra e Memoria
Nel punto più alto dell’Aquila, dove lo sguardo riporta alle vette del Gran Sasso, sorge il Forte Spagnolo. Non è solo una fortezza; è un monito scolpito nella roccia, un colosso di simmetria e potenza che da quasi cinque secoli veglia sul destino della città.
Una Storia di Potere e Orgoglio
La sua genesi risale al 1534, in un’epoca di ribellioni e trasformazioni. L’imperatore Carlo V, per punire l’insorgenza degli aquilani e consolidare il dominio spagnolo, diede ordine di costruire una struttura “inafferrabile”. Il celebre architetto militare Pirro Aloisio Scrivà concepì un capolavoro di ingegneria bellica: una pianta quadrata perfetta, difesa da quattro imponenti bastioni angolari a punta di diamante, ciascuno orientato verso i punti cardinali.
Il Forte non nacque per proteggere la città dai nemici esterni, ma per tenerla sotto scacco: “Ad reprimendam audaciam aquilanorum”, recitava l’intento originale. Eppure, col passare dei secoli, quell’abbraccio forzato si è trasformato in un legame d’amore indissolubile.
L’Architettura: Un Trionfo di Geometria
Varcando il ponte in pietra — un tempo parzialmente levatoio — ci si ritrova al cospetto di mura spesse fino a dieci metri, circondate da un fossato gigantesco che non fu mai riempito d’acqua, ma che oggi accoglie il passeggio silenzioso dei cittadini.
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Il Cortile Interno: Uno spazio solenne, circondato da un elegante loggiato che mitiga l’austera funzione militare con la grazia del Rinascimento.
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Le Casematte: I sotterranei, labirinti di pietra dove un tempo risuonavano i passi delle guarnigioni, oggi conservano un’atmosfera sospesa nel tempo.
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Il Mammut: Nelle sale del Forte è custodito un tesoro inaspettato: lo scheletro fossile di un Elephas meridionalis di 1.300.000 anni, ritrovato nel 1954 nelle vicinanze della città. Un incontro tra la storia dell’uomo e quella della terra.
Un Simbolo di Rinascita
Dopo il sisma del 2009, il Forte è diventato il simbolo della forza aquilana. Ogni pietra restaurata, ogni bastione consolidato racconta la volontà di una comunità di riappropriarsi delle proprie radici. Oggi, circondato dal verde del Parco del Castello, il Forte non è più uno strumento di oppressione, ma il cuore pulsante della vita sociale, un rifugio dove la bellezza della storia incontra la speranza del futuro.
“Il Forte non è solo un monumento: è l’ancora di pietra che tiene L’Aquila salda alla sua storia, mentre il vento del Gran Sasso continua a raccontarne l’immortalità.”
Museo MuNDA
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Tempo stimato per visita esterna al Forte Spagnolo + Museo MuNDA = ca 2 ore
Fontana Luminosa
Fontana Luminosa
Fontana Luminosa
La Fontana Luminosa: Danza di Acqua, Luce e Orgoglio
All’ingresso della città, dove il Corso Vittorio Emanuele II si apre verso l’abbraccio del Gran Sasso, si staglia la Fontana Luminosa. Non è soltanto un monumento, ma il portale di luce dell’Aquila: un’opera che fonde la forza del bronzo con la trasparenza dell’acqua, diventando il simbolo di una città che sa splendere anche nelle notti più buie.
Un Capolavoro del Novecento
Nata nel 1934 dal genio dello scultore Nicola D’Antino, la fontana rappresenta l’apice della stagione razionalista aquilana. Due figure femminili in bronzo, fiere e statuarie, sorreggono con eleganza la tipica “conca” abruzzese, lo storico recipiente in rame utilizzato un tempo dalle donne per attingere acqua alle sorgenti.
Dalle conche, l’acqua scivola via in una cascata perenne, alimentando una danza di zampilli che sembrano sfidare la gravità. La scelta del bronzo non è casuale: è un materiale che resiste al tempo e alle intemperie, proprio come il carattere degli abitanti di queste terre.
Alchimia di Luci e Colori
Il vero incanto della Fontana Luminosa si compie al calare del sole. Grazie a un sistema di illuminazione che all’epoca fu considerato un prodigio di modernità, il monumento si trasforma in un caleidoscopio cromatico.
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Il gioco dei riflessi: I fasci di luce colpiscono l’acqua in movimento, creando riflessi che variano dal blu profondo al rosso ardente, fino al tricolore nelle occasioni solenni.
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Lo scenario: Sullo sfondo, il profilo maestoso del Gran Sasso innevato fa da cornice naturale, creando un contrasto mozzafiato tra la fredda pietra della montagna e il calore vibrante della fontana.
Il Cuore della Città
Per ogni aquilano, la Fontana Luminosa è molto più di un’opera d’arte: è il luogo dell’appuntamento, il traguardo dello “struscio” pomeridiano, lo scenario dei momenti di festa e di riscatto. È sopravvissuta alle ferite del tempo e dei sismi, restando lì, immobile e luminosa, a ricordare a chiunque entri in città che L’Aquila è viva, è fiera ed è pronta ad accogliere il mondo con la sua bellezza.
“Se il Forte Spagnolo è la forza della città, la Fontana Luminosa ne è l’anima vitale: un battito costante fatto di acqua e di luce che non smette mai di incantare.”
Fontana del Nettuno
Fontana del Nettuno
Fontana del Nettuno
La Fontana del Nettuno: Il Trionfo del Mare tra le Montagne
Nel cuore pulsante del centro storico, dove le direttrici della città antica si incontrano in un abbraccio di facciate neoclassiche, sorge la Fontana del Nettuno. Incastonata come una gemma preziosa in Piazza Regina Margherita, questa opera rappresenta un paradosso affascinante: il dio dei mari che regna sovrano nel cuore dell’Appennino, a quasi ottocento metri di quota.
Un’Eleganza Neoclassica
Realizzata nella seconda metà del XIX secolo (intorno al 1881), la fontana è il frutto di un’epoca in cui L’Aquila cercava di darsi un volto monumentale e moderno, ispirandosi ai grandi modelli europei. La statua in terracotta patinata a bronzo raffigura il Nettuno, il potente dominatore dei flutti, che con il suo tridente sembra quasi voler placare le forze della natura, offrendo alla città un senso di ordine e bellezza suprema.
La fontana non è isolata, ma inserita in una splendida mostra a prospetto, una facciata architettonica che funge da quinta teatrale, decorata con colonne e nicchie che esaltano la verticalità del monumento.
L’Acqua che Canta la Storia
Piazza Regina Margherita, con la sua fontana, è da sempre uno dei principali punti d’incontro degli aquilani. Qui l’acqua non zampilla con la forza monumentale della Fontana Luminosa, ma scorre con una musicalità discreta, quasi confidenziale.
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Il Simbolo del Nettuno: La sua presenza è un omaggio alla vitalità dell’elemento acqua, risorsa preziosa che dalle sorgenti montane scende a nutrire la città attraverso una rete di canali e fontane storiche.
Un Testimone Silenzioso
La Fontana del Nettuno ha visto passare generazioni di studenti, commercianti e sognatori. È rimasta ferma al suo posto mentre la città cambiava volto, resistendo ai morsi del tempo e alle scosse della terra. Dopo gli accurati restauri che le hanno restituito il candore e la funzionalità, oggi brilla nuovamente come un simbolo di compostezza e dignità.
Guardare il Nettuno oggi significa riscoprire quella vocazione alla bellezza che L’Aquila non ha mai abbandonato, unendo il mito antico alla realtà quotidiana di una città che non smette mai di stupire.
“In Piazza Regina Margherita, il mare non è lontano: è intrappolato nel bronzo di un dio e nel canto perpetuo di un’acqua che sa di neve e di storia.”
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Per raggiungere la Basilica di San Bernardino da Siena dalla Fontana del Nettuno, si consiglia di percorrere Corso Vittorio Emanuele chiamato dagli aquilani, nel primo tratto, “Corso Stretto” per poi percorrere i portici di San Bernardino
Corso Vittorio Emanuele
Inizio Corso Vittorio Emanuele II
Angolo "4 Cantoni" inizio portici di San Bernardino
Corso Vittorio Emanuele (corso principale)
Corso Vittorio Emanuele: Il Battito Infinito della Città
Se L’Aquila fosse un corpo, il Corso Vittorio Emanuele ne sarebbe l’arteria principale, il condotto vitale dove il sangue della storia scorre ininterrotto da secoli. Lungo e solenne, il “Corso stretto” — come viene affettuosamente chiamato nel suo tratto iniziale — non è solo una via, ma un palcoscenico di pietra dove si mette in scena, ogni giorno, il rito dell’appartenenza.
Un Cammino tra Luci e Ombre
Il Corso è un’esperienza sensoriale che muta con il passare delle ore. Inizia dall’abbraccio della Fontana Luminosa e si snoda tra palazzi nobiliari che portano i segni di epoche diverse: dal rigore del ventennio alle volute barocche, fino alle tracce rinascimentali che occhieggiano dai portali finemente lavorati.
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I Portici: Qui l’architettura si fa accoglienza. I portici del Corso sono il rifugio degli aquilani nelle giornate di pioggia e l’ombra fresca durante le estati appenniniche. Camminare sotto le loro arcate significa ascoltare l’eco dei passi che si mescola alle chiacchiere dei caffè storici, in un brusio che sa di casa.
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Le Vetrine e la Storia: Tra una boutique moderna e un’antica libreria, il Corso custodisce l’eleganza di una capitale che non ha mai smesso di sentirsi tale. Ogni facciata restaurata dopo il 2009 è un inno alla precisione e alla cura, un mosaico che ricompone, pezzo dopo pezzo, l’identità cittadina.
Il Rito dello “Struscio”
Per chi visita L’Aquila, il Corso è il luogo dove comprendere l’anima del suo popolo. Qui si pratica lo “struscio”, il passeggio lento e rituale che trasforma una semplice camminata in un incontro collettivo. È il luogo dove ci si guarda negli occhi, dove si commenta la politica locale o si ammira l’ultimo raggio di sole che incendia la pietra calcarea.
Non è solo commercio o transito. Vedere il Corso di nuovo affollato, con i suoi lampioni eleganti e il lastricato lucente, è la prova tangibile che la bellezza ha vinto sul silenzio.
Il Cardo della Memoria
Scendendo verso Piazza Duomo, il Corso offre scorci prospettici che tolgono il fiato, aprendosi improvvisamente su vicoli laterali che nascondono cortili segreti e giardini pensili. È una spina dorsale che tiene insieme le anime diverse della città: quella nobile e quella popolare, quella colta e quella quotidiana.
“Il Corso non si percorre per arrivare da qualche parte, lo si percorre per sentirsi parte di qualcosa. È il filo d’Arianna che guida ogni aquilano di nuovo verso il centro del proprio mondo.”
Basilica di San Bernardino da Siena
Basilica di San Bernardino da Siena
Basilica di San Bernardino da Siena
La Basilica di San Bernardino: Un Inno di Pietra al Cielo
Alta, fiera, con la sua facciata che sembra un ricamo di luce dorata, questa chiesa non è solo un luogo di culto, ma il simbolo della capacità aquilana di ricominciare, ricostruire e splendere con rinnovata dignità attraverso i secoli.
La Facciata: Un Capolavoro del Rinascimento
Il prospetto della Basilica, opera di Cola dell’Amatrice, è uno dei più alti esempi di Rinascimento nel Centro Italia. Divisa in tre ordini sovrapposti, con colonne che richiamano gli stili dorico, ionico e corinzio, la facciata trasmette un senso di ordine e perfezione matematica.
Il segreto della sua bellezza risiede nella pietra bianca e rosata delle montagne locali che, colpita dal sole del tramonto, sembra accendersi di una luce propria.
L’Interno: Lo Splendore del Barocco
Varcata la soglia, l’austerità esterna lascia il posto a una magnificenza che toglie il fiato. Qui il Barocco esplode in tutta la sua gloria:
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Il Soffitto Ligneo: Un immenso cielo d’oro zecchino e azzurro, intagliato magistralmente da Ferdinando Mosca di Pescocostanzo. È un’opera che costringe a guardare in alto, dove il luccichio delle decorazioni sembra narrare la ricchezza spirituale e materiale della città nel Settecento.
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Il Mausoleo del Santo: Nella navata destra troneggia il monumento funebre di San Bernardino, capolavoro di Silvestro dell’Aquila. Un’opera di una delicatezza estrema, dove il marmo sembra farsi morbido per onorare il predicatore senese che scelse L’Aquila come sua ultima dimora.
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Le Opere di Della Robbia: La basilica custodisce inoltre splendide terrecotte invetriate, testimonianza dei profondi legami artistici che univano la città alle grandi scuole fiorentine.
La Scalinata e la Forza della Tradizione
La Basilica non sarebbe la stessa senza la sua imponente scalinata. Quel declivio che scende verso via Fortebraccio è molto più di un accesso architettonico: è lo spazio della comunità. È qui che, da generazioni, gli aquilani si ritrovano per le grandi celebrazioni, per le foto della vita che scorre o semplicemente per ammirare il panorama che si apre verso le montagne.
Ogni pietra di San Bernardino racconta una storia di tenacia. È stata scossa, ferita e restaurata più volte in mezzo millennio, eppure è sempre tornata a essere il faro della città. Non è sopravvissuta per caso, ma per la volontà precisa di chi l’ha amata e difesa come il bene più prezioso.
“Entrare a San Bernardino significa immergersi in un tempo sospeso, dove l’oro del soffitto e il bianco della pietra raccontano che la bellezza, quando è custodita dal cuore di un popolo, non conosce tramonto.”
Chiesa Santa Maria del Suffragio (chiamata delle Anime Sante)
Chiesa Santa Maria del Suffragio
Chiesa Santa Maria del Suffragio
Santa Maria del Suffragio: Il Merletto di Pietra e il Canto della Memoria
Sulla spianata di Piazza Duomo, dove il sole indugia più a lungo, sorge la Chiesa di Santa Maria del Suffragio. Con la sua facciata che curva dolcemente verso l’interno, quasi a voler accogliere il respiro della piazza, questa chiesa è il gioiello del Barocco aquilano, un’opera di un’eleganza così lieve da sembrare sospesa tra terra e cielo.
L’Armonia delle Forme: Il Trionfo di Borromini
Eretta nel XVIII secolo per onorare le vittime del devastante terremoto del 1703, la chiesa porta nel suo nome e nelle sue pietre il senso del ricordo e della preghiera. La facciata, ispirata ai geni del barocco romano come Borromini, è un gioco di linee concave e convesse che rompe la staticità della pietra, creando un dinamismo unico che muta con il variare delle ombre durante la giornata.
Le nicchie, le statue e le decorazioni minuziose fanno di questo prospetto un vero e proprio merletto di pietra calcarea, dove ogni dettaglio è pensato per elevare lo spirito e celebrare la dignità del passaggio verso l’eterno.
La Cupola del Valadier: Una Lanterna nel Cielo
A coronare questo capolavoro è la splendida cupola neoclassica, progettata dal celebre architetto Giuseppe Valadier nel 1805. Con la sua forma circolare perfetta e la lanterna che svetta verso le nubi, la cupola delle Anime Sante è diventata il punto di riferimento visivo per chiunque osservi il profilo dell’Aquila.
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Il Simbolo del Ritorno: Vedere quella cupola stagliarsi contro l’azzurro intenso del cielo appenninico significa, per ogni cittadino, essere arrivati a casa. È un segno di continuità e di amore per l’armonia, un elemento che definisce l’orizzonte cittadino con una grazia inconfondibile.
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L’Interno: Dentro, lo spazio si fa intimo e raccolto. La luce filtra dalle alte finestre illuminando altari preziosi e tele che raccontano la devozione di un popolo che non dimentica mai chi lo ha preceduto.
Un Legame Indissolubile
La Chiesa del Suffragio non è solo un monumento: è la custode della memoria collettiva. Se la Cattedrale rappresenta la maestà delle istituzioni, le “Anime Sante” rappresentano l’anima sensibile della comunità. Ogni pietra restaurata, ogni fregio riportato all’antico candore, testimonia la volontà ferma di mantenere viva la bellezza come atto di devozione verso la propria storia.
È qui che il dolore del passato si trasforma in arte, e l’arte diventa speranza. Sostare davanti alla sua facciata significa comprendere che L’Aquila non abbandona mai i suoi tesori, ma li cura e li protegge come parte integrante del proprio essere.
“Le Anime Sante non sono solo una chiesa, ma una preghiera sussurrata dalla pietra: un inno alla vita che trionfa, con la leggerezza di una cupola che bacia le nuvole.”
Fontana delle 99 Cannelle
Fontana delle 99 cannelle
Fontana delle 99 cannelle
La Fontana delle 99 Cannelle: Il Canto dei Fondatori
Nascosta nel punto più basso e antico della città, presso la porta della Rivera, sorge la Fontana delle 99 Cannelle. È qui che il mito e la storia si fondono: la leggenda narra che ogni mascherone rappresenti uno dei novantanove castelli che, nel XIII secolo, unirono le proprie forze per fondare L’Aquila, dando vita a un esperimento di libertà unico nel Medioevo.
Un Architettura di Simboli e Mistero
Costruita nel 1272 dall’architetto Tancredi da Pentima, la fontana si presenta come una corte quadrangolare aperta, rivestita da un mosaico di formelle in pietra bianca e rosa che creano un gioco geometrico ipnotico.
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I Mascheroni: Lungo i tre lati, novantatré teste (a cui se ne aggiungono sei singole) gettano acqua ininterrottamente. Ognuna è diversa dall’altra: volti umani, grotteschi, animali e figure fantastiche che sembrano osservare il visitatore con un segreto millenario tra le labbra.
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L’Enigma dell’Acqua: Per secoli ci si è chiesti da dove provenga l’immensa mole d’acqua che alimenta la fontana senza mai esaurirsi. Un segreto idraulico custodito con gelosia dai costruttori medievali per garantire alla città la vita anche nei momenti di assedio.
Il Ritmo dell’Acqua
Scendere i gradini che portano alla fontana significa lasciare fuori il rumore del mondo moderno per entrare in una dimensione fatta di suoni purissimi. Il mormorio dell’acqua che cade nelle vasche sovrapposte crea una sinfonia costante, un battito vitale che non si è mai fermato, neanche nei momenti più bui.
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La Pietra che Vive: La pietra calcarea, bagnata costantemente, assume riflessi d’argento e d’oro a seconda della luce, rendendo questo luogo un’oasi di freschezza e meditazione.
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Un Luogo di Identità: Per gli aquilani, le 99 Cannelle non sono solo un monumento, ma la prova tangibile della loro unione. È il simbolo di una città nata dalla volontà dei suoi abitanti di “farsi uno”, mantenendo però ciascuno la propria identità.
La Memoria Ritrovata
Restaurata con una cura che ha saputo preservare ogni singola sfumatura della pietra, la fontana brilla oggi di un candore che toglie il fiato. È il primo luogo dove si porta chi vuole capire L’Aquila: perché qui l’acqua non serve solo a dissetare, ma a ricordare che la forza di una comunità risiede nella sua capacità di restare unita, proprio come le novantanove sorgenti che si fondono in un unico coro.
“Alle 99 Cannelle la pietra impara a cantare e l’acqua impara a ricordare. È qui che L’Aquila rivela il suo segreto: essere tante anime in un unico, immenso cuore di pietra.”

